Tecnologie e sistemi applicabili al riciclo tessile, gli HUB tessili gestiti da Aziende pubbliche o in appalto che si occupano di rifiuti.

 

Premessa

Esiste da sempre un circuito virtuoso di recupero di abiti usati, che opera in tutta Europa, che impiega migliaia di addetti in piccole o medie aziende, o associazioni di volontariato, che hanno una loro logistica di approvvigionamento , circuiti di vendita del recuperato, che operano a termini di legge e hanno inquadramenti merceologici precisi e riconosciuti.

Esiste da sempre un circuito virtuoso di recupero di scarti di lavorazione post-industriale, in forma di ritagli da produzione di prodotti tessili in genere, confezionati o semilavorati. Le aziende che operano in questo circuito sono in molti paesi Europei, o comunque sono in grado di approvvigionarsi in tutta Europa

A Prato da sempre esiste un circuito di recupero della lana che oggi,  per gran parte si rivolge a realta' estere (india Panipat o est europeo....altri) per procurarsi materia prima seconda, spesso o quasi sempre gia' sottoposta a lavorazioni preliminari.

Fatta questa premessa, appare chiaro che a meno che non si voglia entrare in concorrenza con queste realta'....quello che potrebbe/dovrebbe trattare un HUB gestito da aziende pubbliche o meno, che si occupano di rifiuti, sarebbe sicuramente la frazione non interessante per gli attori di cui sopra.

L'esperienza del 2015/2016

 Negli anni 2015/2016 a Prato, in collaborazione con ASM e PROGRAMMA AMBIENTE, furono messi in atto una serie di test, prima su un piccolo batch di scarti post-industriali da poche centinaia di chili e poi su 15 tonnellate rappresentativi.

Per prima cosa fu individuato quale fossero i conferimenti piu' impattanti e importanti in numeri/peso :

1 Scarto post-industriale da  fast-fashion , spesso oggetto anche di abbandono illegale

2 Residuo di lavorazioni laniere o altri scarti post-industriali pregiati ma non utilizzabili per presenza elastomero

Lo scarto post industriale da fast fashion si presentava quasi sempre in forma di "sacchi neri" abbandonati o meno.


Di lana o altri scarti post-industriali pregiati non trovammo praticamente niente. Nemmeno in forma di indumenti.

Nonostante il risultato di primo impatto assai deludente per la merceologia di quanto conferito o recuperato da abbandono illegale, si procedette ad una simulazione di cernita per capire in ogni caso se sussisteva la possibilita' sia economica che sostenibile da un punto di vista operativo.

I sacchi neri mediamente con un peso intorno ai 25 - 40 kg una volta aperti, contenevano spesso batch omogenei derivati dal taglio di tessuto per confezionamento. La cosa poteva essere interessante per una immediata valutazione dell'operatore che in pochi secondi poteva disporre per colore un batch di decine di kg.....ma il limite era la composizione, quindi per provare a superare questo limite, l'operatore fu munito di una pistola NIR

Il sorting attraverso un macchinario dove passare su nastro gli scarti tessili, senza valutazione diretta umana  (come oggi va molto di moda) fu scartato all'istante perche'  non in grado di valutare un batch nel suo complesso ma solo per passaggio di singolo elemento, costi improponibili e produzione da selezione ridicola, nessuna possibilita' di utilizzo nel sorting indumenti, che comunque sono dotati nel 99% di etichetta e quindi utilizzo della tecnologia NIR  del tutto inutile.

Quindi un operatore dotato di pistola NIR, sembrava essere una buona soluzione e con costi limitati accettabili. La NIR coadiuvava il lavoro dell'addetto alla selezione  nella parte di riconoscimento delle composizioni.

Purtroppo, eseguite le prove,  il quadro che ne venne fuori, ci fece capire che su un 100% di materiale selezionato, di materiali omogenei con un minimo di valore economico e una efficace lavorabilita' in successivi processi industriali risultarono essere, su 15 tonnellate,  qualche centinaio di Kg tra cotone coloured mixed (floreale),  poliestere bianco e nero....il resto un gigantesco mix di composizioni varie, di colori vari, e sopratutto di valore infimo delle varie composizioni.  Quindi un post selezione con circa una tonnellata recuperabile e 14 tonnellate di materiale pari all'unsorted, come se non fosse mai stato selezionato.

Non abbiamo eseguito prove sugli indumenti usati, quello che puo' arrivare come rifiuto e' solo cio' che viene scartato dalle selezioni di aziende che si occupano gia'  di questo,e sara' cosi' anche se ci saranno norme che favoriranno le aziende pubbliche o appaltatrici di servizi raccolta rifiuti, ci sono competenze e know how che  non si acquisiscono per appalto ottenuto....ci sono parametri di scelta/cernita che solo la valutazione umana puo' garantire nell'efficacia. Nemmeno la cosidetta AI (io preferisco chiamarla AA automazione avanzata) e' in grado di fare certe valutazioni di cernita.

Concludendo

Lo scarto tessile e' gestibile se :

1 Nel lungo periodo si lavora a monte con norme che favoriscono composizioni tessili gestibili ed ecocompatibili

2  nel breve medio periodo veicolando lo scarto unsorted di infimo valore per produzione di riempitivi...o come abbiamo sviluppato col nostro gruppo sostitutivi di compensati e pannelli in genere e della carta/cartone stampabile.


 

3 Lasciando fare il lavoro a chi lo sa fare e lo fa da un centinaio di anni, a Prato se vediamo una cosa come questa :


non si puo' far altro che dire : "a cosa servirebbe ?!!!" ....magari in Svezia o altri paesi che non hanno un background nel riciclo tessile puo' essere un primo passo per acquisire esperienza ....ma da noi e' solo tecnologia esagerata prestata alla preistoria industriale.



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